Vite pre-fillossera a piede franco

Vini di vigne non innestate: territori risparmiati dalla fillossera.

Pochi vigneti a "piede franco".

Verso il 1860 un minuscolo parassita attaccò le radici delle viti europee, uccidendo le piante in pochissimo tempo. La fillossera, arrivata dall’America si propagò molto velocemente, distruggendo le vigne di intere regioni: solo i territori sabbiosi o vulcanici furono risparmiati, perché impedivano lo sviluppo dell’insetto sulle radici.

Non potendo piantare tutti i vigneti sulle terre vulcaniche o sabbiose e dopo il fallimento dei trattamenti chimici, anche i più aggressivi, verso il 1870 si tentò con la lotta biologica. Alcuni scienziati scoprirono che le viti americane (Vitis labrusca, Vitis riparia, Vitis aestivalis) resistevano all’insetto. Purtroppo per i viticoltori risultati furono molto deludenti. Allora si trovarono due soluzioni: a) incrociare le viti americane con le europee per ottenere i cosiddetti ibridi produttori, ossia discendenti diretti con le qualità dei due genitori; b) piantare un piede americano sulle radici resistenti e innestare un ceppo europeo. In una trentina  d’anni, la quasi totalità delle vigne malate è stata rinnovata.

Radicate prima del 1860 in un suolo sabbioso o vulcanico, alcune viti hanno resistito all’insetto devastatore e sono chiamate “a piede franco”. La Francia vanta qualche “dinosauro” sopravvissuto all’era fillosserica: la vigna di Sarragachies, tre vigneti nella regione Champagne (Chaudes-Terres, Clos Saint-Jacques e la Croix-Rouge) vinificate da Bollinger con la denominazioni “Vecchie Vigne Francesi”. Esse producono meno di 4000 bottiglie l’anno, vendute a più di 400 euro l’una, del ceppo tannat, piantato a piede franco verso il 1871. Il ceppo nel 2012 ha dato la produzione speciale “Vigne prefillosseriche” dei produttori Plaimont: solo un migliaio di bottiglie ognuna numerata e prenotata in anticipo.

All’ infuori della Francia ce ne sono altre in Brasile, in Grecia, sull’ isola vulcanica di Santorini, in Italia nelle vicinanze del Vesuvio e dell’ Etna, nelle sabbie del deserto cinese del Xinjiang.

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