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Dematerializzazione dei registri vitivinicoli

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Carpe Vinum è felice di condividere un articolo che porta la firma di Fabio Zinesi, follower del Blog, e invita tutti coloro che volessero vedere pubblicato un proprio testo, ad inviare qui una bozza dell’elaborato.

Il mondo si è informatizzato, anche l’agricoltura sta facendo la propria strada tecnologica. Abbiamo visto i primi esperimenti di interventi sulle colture fatte con i droni e sistemi di irrigazione intelligente collegati a sonde igroscopiche che calcolano il giusto flusso di acqua.

Nel settore specifico della viticoltura siamo in procinto di un nuovo grande passo: La Dematerializzazione dei registri vitivinicoli.

Fortemente voluto dall’attuale governo, l’obbligo si cala all’interno del decreto #campolibero insieme ad una lunga una serie di innovazioni del settore agricolo.

Di cosa si tratta?

Fino ad oggi le cantine e tutti i soggetti coinvolti nella produzione di vino, che stoccavano della merce nei propri depositi, erano tenuti alla compilazione di registri cartacei. Tali registri avevano il compito di certificare le quantità prodotte e i vari movimenti di fronte agli ispettori del ministero. La procedura era tradizione ormai decennale ma oggi si chiede di trasformare questi registri da cartacei a digitali.

Perché?

I motivi sono tanti. Il primo in assoluto è la repressione delle frodi nel campo vitivinicolo. Quante volte è successo che un particolare vino, magari con etichetta DOCG, fosse prodotto con tagli di uve non corrette solo per incrementare la produzione? Il secondo motivo è la semplificazione. Niente più carta da bollare e archivi cartacei da mantenere per decenni in scatole ammuffite. Il terzo principale motivo è quello di dare una scossa tecnologica ad un settore che è ancora molto arretrato da questo punto di vista. Nonostante gli obblighi di tracciabilità alimentare non si sono ancora visti dei veri strumenti informatici evoluti

A chi serve?

Serve a tutti. Nonostante si debba ammettere che alle piccole cantine viene chiesto un sacrificio maggiore rispetto alle medie e grandi, ne trarremo tutti giovamento. Il consumatore, sia Italiano che estero, avrà maggiori certezze sulla qualità e sulla provenienza di un vino. I produttori potranno snellire tutta una serie di pratiche molto onerose dal punto di vista organizzativo e produttivo. Il ministero avrà a disposizione una serie di dati in grado di effettuare investimenti e incentivi in modo più mirato.

Come funziona?

Sono due le modalità previste dal ministero. La prima è attraverso un portale gratuito. Le cantine devono registrarsi e ricevere utente e password. La procedura è un po’ lunga ma efficace per garantire la certezza dei dati. Attraverso il portale del SIAN possono essere effettuate tutte le operazioni per adempiere alla normativa. La seconda è attraverso un web service. In pratica è stata data la possibilità ad aziende informatiche di realizzare dei software specifici che aiutino le cantine a caricare i dati in modo più semplice ed efficace, magari collegando a informazioni già presenti in azienda. Questa modalità è garantita dal sistema “web service” ovvero i programmatori possono scrivere direttamente le informazioni nei server del ministero, scavalcando il portale del SIAN

Cosa ne pensa il mercato?

ENODOC™ ha pubblicato un sondaggio effettuato durante il mese di settembre, lo trovate su http://www.enodoc.it, dove emerge che il mercato ha recepito la normativa e la scadenza al 31 dicembre, dall’altro lato però emerge un disallineamento fra quanto si aspettano i viticoltori e quanto promesso dal ministrero. Infatti la maggioranza dei partecipanti pensa che i dati messi a disposizione del ministero non verranno utilizzati in modo utile per la repressione delle frodi.

Concludendo, un passo avanti o uno indietro?

Personalmente credo che sia un passo avanti per tutti ma la vera risposta la darà il ministero entro 3 anni. Il tasso di incremento dei successi nella repressione delle frodi nel settore vitivinicolo decreterà il successo o il fallimento dell’iniziativa

 

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